E’ mancata, qualche giorno fa, Bice Mortara Garavelli. E’ molto difficile, per noi, commemorarla. Alle mille parole che solitamente accompagnano il ricordo di una persona amata o di una persona importante lei avrebbe sicuramente preferito un omaggio diverso, antitetico: il silenzio, un rispettoso meditato silenzio, l’unico mezzo (para)linguistico in grado di esprimere l’intensità estrema di un sentimento che nessuna lingua ha gli strumenti per esprimere adeguatamente. Perché le potenzialità espressive del silenzio ce le ha insegnate proprio Bice, nei bellissimi lavori che hanno coronato le sue innamorate e innamoranti analisi della retorica, quella che lei percepiva come dimensione ‘privilegiata’ della lingua, ai confini fra letteratura (penso al suo raffinato e modernissimo ‘silenzi d’autore’) e pragmatica, fra oralità e scrittura, fra comunicazione ed espressione, fra continuità storica e creazione estemporanea.

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