Ricordando Tullio De Mauro

Nel gennaio di nove anni fa ci lasciava Tullio De Mauro. Nonostante il senso profondo della perdita, la forza e l’autorevolezza del suo magistero non hanno mai smesso di rappresentare un punto di riferimento per tutti coloro che considerano lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze linguistiche una delle condizioni per la partecipazione alla vita civile e politica, anche negli scenari contemporanei dominati dalle nuove sfide tecnologiche (perché (…..)«dentro la natura possente del linguaggio di cui siamo geneticamente dotati stanno anche le nuove tecnologie, quelle che conosciamo e quelle che ci attendono dietro gli angoli dei prossimi decenni» T. De Mauro, Educazione linguistica vent’anni dopo e oltre).

Un intellettuale poliedrico è stato definito De Mauro: ricerche e attenzioni teoriche dello studioso furono da sempre  rivolte verso una pluralità di direzioni, e questo intreccio di più dimensioni disciplinari si rivelò fin dalla sua prima grande opera del 1963, la Storia linguistica dell’Italia unita, ma allo stesso tempo emerse anche un focus particolare di attenzione, connesso e coerente con i temi della ricerca, a indicare la continuità tra gli studi del linguista e l’impegno civile dell’intellettuale: il ruolo della scuola e dell’educazione linguistica democratica, un binomio caratterizzato appunto da una duplice valenza teorica ed educativa.

La correlazione tra il linguista e l’intellettuale militante acquista evidenza nelle Dieci tesi per un’educazione linguistica democratica, il manifesto fondativo del Giscel (Gruppo di intervento e studio nel campo dell’educazione linguistica) nato nel 1973 all’interno della sli. Quel documento diventerà un punto di riferimento per le istanze innovative che animarono il dibattito culturale e politico negli anni Settanta e che, coinvolgendo insegnanti e studiosi, si concretizzarono via via in ricerche, convegni, riviste, pubblicazioni, attività di associazioni, sperimentazioni didattiche, contributi decisivi alla riforma dei programmi scolastici: “intervento e studio” insomma.

Per De Mauro il progetto delle Dieci Tesi guardava lontano e a tutto campo, puntava  a rafforzare il tessuto culturale della società civile italiana, fondandosi su principi di insegnamento e di apprendimento linguistici ancorati a una solida base teorica e adeguati ai bisogni formativi di tutti e di ciascuno. Frequente, ad esempio, il suo richiamarsi ai criteri della variazione per impostare una didattica che ampliasse lo spazio linguistico di allieve e allievi, sottolineando così lo spessore e la rilevanza formativa del controllo della varietà degli usi linguistici e degli strumenti per riflettere sulla lingua. La riflessione metalinguistica – quella che poi avrebbe chiamato metalinguisticità riflessiva – era infatti per De Mauro parte integrante del complesso delle capacità linguistiche: «(….) Fa parte della capacità linguistica, profondamente, la capacità metalinguistica riflessiva. Una non si sviluppa senza l’altra: l’altra è condizione di sviluppo della prima.» (T. De Mauro, Educazione linguistica vent’anni dopo e oltre)

Ed è nota anche l’attenzione  che dedicò al tema della comprensione testuale non solo nelle sue complesse componenti teoriche, dalla forma del sistema linguistico alla capacità e ai modi stessi di gestire la comunicazione verbale, ma anche come problema socioculturale oltre che pedagogico. I suoi numerosi e frequenti richiami ai dati relativi alle competenze di lettura degli italiani testimoniano la rilevanza cruciale assegnata al nodo della ricezione e comprensione dei testi e alle relative conseguenze sul piano socioculturale.

Frequentemente De Mauro ritornava sui temi delle Dieci Tesi, per metterne a fuoco implicazioni particolari, ma soprattutto per mostrare la necessità di una conseguente ricerca didattica coerente con le prospettive dell’educazione linguistica democratica, la cui attuazione avrebbe necessariamente richiesto una riconfigurazione delle competenze professionali dei docenti: «(…….) Si tratterà allora di integrare nella loro complessiva formazione competenze sul linguaggio e le lingue (di ordine teorico, sociologico, psicologico e storico) e competenze sui processi educativi e le tecniche didattiche. L’obiettivo ultimo, per questa parte, è quello di dare agli insegnanti una consapevolezza critica e creativa delle esigenze che la vita scolastica pone e degli strumenti con cui a esse rispondere.» (IX Tesi Per un nuovo curriculum per gli insegnanti).

Anche su questo fronte, che di fatto ha da sempre sollecitato risposte adeguate da parte dell’Università, Tullio De Mauro continua a testimoniare l’inscindibilità del rigore scientifico e dell’impegno civile.

(Anna Rosa Guerriero)