Dalla lingua vissuta alla lingua regolata
Le abilità linguistiche nelle Indicazioni Nazionali 2012 e 2025
Vera Zanette[1]
L’anno scolastico 2026-2027 sarà il primo anno di applicazione delle nuove Indicazioni Nazionali. Per chi insegna, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado, è il momento di chiedersi cosa cambia davvero nella pratica quotidiana in classe.
Confrontando le Indicazioni del 2012 con quelle del 2025 emerge un filo rosso che attraversa oralità, lettura e scrittura: si passa da una lingua vissuta, esplorata e costruita insieme attraverso l’uso, a una lingua più regolata, dove la correttezza formale e la competenza metalinguistica diventano spesso il criterio guida. Qualche esempio.
Nelle Indicazioni 2012 l’oralità era uno spazio di pensiero condiviso, dove si imparava a nominare il mondo e a costruire significati insieme agli altri. Nelle Indicazioni 2025 l’accento si sposta sul comportamento comunicativo corretto, e compare una distinzione nuova tra parlato dialogico (la conversazione) e parlato monologico (l’esposizione preparata). Il dialogo come strumento di pensiero condiviso, però, passa in secondo piano. Una frase, in particolare, colpisce: dell’oralità si dice che “non andrà trascurata”, quasi fosse un rischio da scongiurare più che una competenza da coltivare.
Anche la lettura cambia volto: da un profilo plurale, attento a testi di ogni tipo e al piacere di leggere senza finalità didattica, si passa nelle Indicazioni 2025 a un orientamento più letterario, con la richiesta di leggere almeno due libri interi l’anno alla primaria (tre alla secondaria): si legge per il gusto di sapere come va a finire la storia.
Anche la scrittura racconta un cambiamento netto. Le Indicazioni 2012 la descrivevano, fin dalla scuola primaria, come processo, dall’ideazione alla revisione, includendo esplicitamente videoscrittura, scrittura multimediale e creativa. Nelle Indicazioni 2025 il riassunto diventa un esercizio ricorrente a tutti i livelli scolastici, mentre la scrittura digitale, teatrale e i giochi linguistici perdono peso.
E poi c’è una novità che sorprende: tra gli obiettivi specifici compare, dopo molto tempo, la memorizzazione di testi poetici, sostenuta da richiami a studi neuroscientifici su memoria e attenzione. Un’indicazione che apre domande interessanti: quali poesie scegliere? Con quale progressione?
Cosa significa tutto questo per chi ogni giorno sta in classe? Le domande aperte non mancano: come si traduce questo cambio di paradigma nella progettazione didattica? Il rischio di un ritorno alla grammatica delle “regolette”, senza il desiderio di comunicare e osservare la lingua, è reale? E cosa comporta, per le classi plurilingui, la scomparsa del plurilinguismo dai traguardi?
Le Indicazioni sono, appunto, indicazioni: sta alle docenti e ai docenti tradurre le Indicazioni nel quotidiano. Ma per orientarsi tra continuità e cambiamento serve uno sguardo che parta dalla pratica di classe (e dai contributi della ricerca didattica e scientifica che la sorreggono), non solo dal testo normativo.
La versione estesa di questo contributo, in cui si trova un confronto tra i due documenti, con citazioni testuali, tabelle di confronto e spunti operativi per chi dovrà misurarsi concretamente con le nuove Indicazioni Nazionali è scaricabile qui.
[1] GISCEL Veneto.
