Recentemente il Ministro dell’Istruzione e del Merito ha avanzato due proposte per l’acquisizione delle competenze di italiano e di matematica da parte di alunne e alunni stranieri: un insegnamento differenziato temporaneo in “classi di accoglienza” o “di transizione”e corsi pomeridiani obbligatori di potenziamento extracurricolare.
In ordine alla proposta vogliamo richiamare ciò che gli studi nell’ambito dell’educazione linguistica, e non solo, ci dicono in merito alle strategie e alle condizioni di possibilità di un’educazione che accompagni il discente lungo un percorso di conoscenza il cui punto di partenza può essere estremamente diversificato.
Quando parliamo di alunne/alunni stranieri possiamo riferirci a chi è arrivato da poco nel nostro Paese, a chi è arrivato in età prescolare o a chi è nato in Italia e che qui svolge tutto il proprio percorso di scolarizzazione. Una certa eterogeneità nei livelli linguistici e culturali vi è anche tra alunne e alunni con cittadinanza italiana, ovvero da decenni le classi sono caratterizzate da apprendenti molto diversi tra loro, con un proprio bagaglio di conoscenze e competenze non sempre allineate.
Tali constatazioni ci portano dunque a domandarci se siano davvero solo alunne e alunni stranieri ad avere bisogni linguistici e formativi speciali, o se non sia piuttosto vero che ogni alunna/alunno ha dei bisogni linguistici individuali. A tali temi è dedicato il prossimo Convegno nazionale del GISCEL (14-16 novembre 2024), in cui si discuterà di educazione linguistica democratica e accessibilità per tutte e tutti gli apprendenti.
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