Incitamento all’odio all’Istituto tecnico commerciale “Germano Sommeiller” di Torino:

il GISCEL non può tacere.

 

Quello che è accaduto all’Istituto commerciale “Sommeiller” di Torino è molto grave, in sé e per quello che significa. I fatti sono noti. I ragazzi della quinta sono stati obbligati ad assistere a un incontro con un eurodeputato su un tema di grande interesse: “I giovani di oggi nell’Europa di domani”.

Ma il titolo era uno specchietto per allodole: non si parlava di prospettive di lavoro né di incontri e integrazioni di culture ma di libri e di tesi xenofobe e razziste, con un obiettivo dichiarato: i migranti, additati come un’orda di criminali e violentatori. E, ovviamente, accoglienza e inclusione erano presentate come il Male assoluto.

A parte la fondatezza delle argomentazioni, che ignorano la criminalità privata e pubblica tutta italiana, preoccupano il luogo e l’occasione in cui queste “teorie” sono state esposte: un contesto educativo, in una scuola italiana che ha il compito di formare i cittadini di domani, secondo la prospettiva laica e democratica indicata – anzi, prescritta – dalla nostra Costituzione.

Come tutti – o quasi tutti – sappiamo una scuola democratica deve garantire pari dignità a tutti, senza distinzione di razza e di lingua (articolo 3 della Costituzione vigente), deve perciò essere una scuola pluralista e inclusiva. Pensavamo che ormai, a 70 anni dalla promulgazione della legge fondamentale dello Stato, questi concetti fossero acquisiti definitivamente, facessero parte del patrimonio culturale condiviso di chi lavora a qualunque titolo nella scuola italiana, e stavamo – e stiamo – operando, nello specifico dell’educazione linguistica, per garantire al meglio – o quanto meno al meglio possibile – reale pluralismo, inclusività, rispetto e dignità.

La cosiddetta “lezione” svoltasi al Sommeiller negava tutto questo, lasciando intravedere lo spettro di una scuola dell’odio e del disprezzo dell’altro. Si è passato il segno. E il GISCEL non può tacere. Non ci siamo inventati noi gli obiettivi di convivenza civile e democratica, l’esigenza assoluta e primaria del confronto interculturale, delle politiche di inclusione: l’ONU, il Consiglio d’Europa, l’Unione Europea in modi sempre più pressanti periodicamente richiamano gli Stati ad un maggiore impegno per la coesione sociale; il MIUR – da ultimo nel documento che  nel 2018 riporta nuovamente l’attenzione sulle Indicazioni Nazionali – ricorda, fra l’altro,  che la conoscenza e l’incontro di culture diverse  “permette a tutti i bambini e ragazzi il riconoscimento reciproco e dell’identità di ciascuno” e consente di confrontarsi positivamente con l’altro. E l’elenco può continuare.

L’europarlamentare ha assicurato di non avere invitato a votare per il suo partito: come se quello fosse il problema, come se si trattasse solo di un episodio di propaganda elettorale. No. È un intervento a piedi giunti nel piatto dell’educazione alla cittadinanza, al vivere civile, all’etica e alla pedagogia del pluralismo. Uno schiaffo all’educazione democratica.

Il GISCEL non può tacere. Dietro la nostra idea di educazione linguistica democratica – che è la nostra ma è condivisa nelle sue istanze di base da tutta la civiltà contemporanea – c’è un bambino e un ragazzo aperto al mondo, alla tolleranza, al rispetto dell’altro, allo scambio culturale paritario e fecondo. Un intervento come quello tenuto al Sommeiller mira al cuore dell’azione educativa della scuola, a distruggere il nesso profondo che lega trasversalmente tutte le discipline e le ancora saldamente al patto sociale che regola la nostra società. Altro che propaganda elettorale fuori posto. C’è ben di più e di più grave.