Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell'Educazione Linguistica
(SLI - Società di Linguistica Italiana)

Lingua italiana: fra norma rigida e varietà d’uso

LINGUA ITALIANA: FRA NORMA RIGIDA E VARIETÀ D’USO

Alberto Sobrero[1]

 

 

1. Fino alla metà del Novecento i Programmi si basano sul concetto di monolinguismo, che si concretizza nella formula tradizionale: non si dice così, ma si dice e si scrive così. E la lingua nella quale si realizza è il cosiddetto italiano scolastico, fattispecie del monolinguismo a scuola.

2. Nel 1963 esce un libro rivoluzionario – per il tempo e per la cultura, accademica e non – che rivendica ai parlanti e ai cittadini il diritto di riconoscere dignità alla storia e all’esistenza delle tante lingue e varianti d’uso nel nostro paese così diverso nelle diverse regioni. Tullio De Mauro nella Storia linguistica dell’Italia unita sottolinea l’importanza della scuola per la costruzione di una lingua che a tutti permetta di capirsi, di comunicare e di riconoscersi in un italiano comune scritto e parlato.

3. Negli anni che seguono anche nella scuola le idee che riconoscono dignità alle diverse lingue e parlate presenti nel Paese cominciano a diffondersi; sono idee che valorizzano la varietà linguistica come principio costituzionale. In questi anni nascono Associazioni (ad es. GISCEL, CIDI, MCE) che si impegnano a portare dentro la scuola l’idea di una educazione linguistica che sostituisca la convinzione che l’italiano si possa e si debba insegnare come monolingua. Nei fatti, gli studenti che entrano a scuola portano un loro proprio bagaglio fatto di lingua da costruire e una personale ricchezza linguistica da potenziare e da valorizzare: dunque, il monolinguismo viene necessariamente sostituito dal plurilinguismo.
Il plurilinguismo come fondamento dell’educazione linguistica viene affermato con forza nei Programmi del 1979 e in quelli del 1985. In questi ultimi l’idea è espressa con grande chiarezza, ad esempio, là dove si dice che la lingua è un oggetto culturale che ha come sue dimensioni quella del tempo storico, dello spazio geografico, dello spessore sociale e là dove si annovera tra gli obiettivi da perseguire quello di potenziare nell’alunno la capacità di porsi in relazione linguistica con interlocutori diversi per età, ruolo, status, ecc; e in diverse situazioni comunicative, usando la lingua nella sua varieta` di codici, di registri e nelle sue numerose funzioni.

4. Nel 2000, entrata in vigore la Legge sulla Autonomia scolastica, i Programmi vengono sostituiti dalle Indicazioni Nazionali. Nelle Indicazioni del 2007 e in quelle del 2012 questi principi vengono riaffermati anche sulla spinta dei profondi cambiamenti sociali e culturali intervenuti nella scuola e nella società. Nel passaggio da un secolo all’altro la scuola si fa sempre più plurilingue e pluriculturale.

5. Le nuove Indicazioni Nazionali del 2025 invertono la rotta e adottano una nuova/vecchia filosofia: in una realtà sempre più complessa i compiti che vengono indicati vanno nella direzione opposta a quella che si era affermata con fatica e prudenza, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso.
Pongono al centro della didattica le regole e la norma dell’italiano cosiddetto ‘standard’, e lasciano sullo sfondo i fatti di variazione che vengono valutati come errori da correggere. Le stesse varietà d’uso (italiano regionale, colloquiale, parlato ecc.) non vengono indicate come oggetto di riflessione, ma come possibili occasioni di allontanare gli studenti dall’ideale di una lingua monolitica, basata su una grammatica rigidamente normativa, che appare l’obiettivo primario da perseguire col progetto innovativo. Ma, nonostante sia sconfessata teoreticamente, l’articolazione in varietà della lingua riemerge qua e là proprio nella definizione di alcuni obiettivi: ad esempio, al termine della classe quinta l’alunno, oltre a conoscere la grammatica in tutte le sue componenti, dovrà saper “adoperare i registri linguistici in maniera adeguata, distinguendo fra diversi registri (formale, colloquiale ecc.)” e “saper scrivere una lettera indirizzata a destinatari noti, adeguando le forme espressive al destinatario e alla situazione comunicativa”; al termine della classe terza della scuola secondaria di primo grado, poi, dovrà saper “raccontare oralmente esperienze personali o fatti noti … adoperando un registro adeguato all’argomento e alla situazione”.

6. Ma ormai l’autonomia scolastica, che autorizza a interpretare e a integrare le Indicazioni Nazionali, sollecita lo studio da parte degli insegnanti e incoraggia la loro creatività. Alla fine, nonostante le Indicazioni 2025, la lingua resta il campo nel quale esercitare dubbi e fare continue domande, per l’educazione linguistica e per scopi formativi transdisciplinari.

La versione estesa di questo contributo è consultabile qui.

 

 

 

[1] Professore Emerito. Università del Salento.

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