Plurilinguismo e Indicazioni Nazionali 2026
Retroterra linguistici e obiettivi: le lingue che ci sono e le lingue che servono
Silvana Ferreri[1]
- Il plurilinguismo
Il vocabolario Treccani on line dà la seguente definizione di plurilinguismo:
- m. [der. di plurilingue]. – Situazione di una comunità o di un territorio in cui, per la posizione di confine o per la composizione etnica, sono in uso più lingue; anche, la capacità di un singolo individuo o di un gruppo etnico di esprimersi facilmente in più lingue, o anche dialetti, o di usare più livelli di linguaggio. In partic., uso di diversi registri linguistici ed espressivi in un testo letterario: il p. di C. E. Gadda. Cfr. multilinguismo, di cui è in genere sinonimo.
Attorno a noi e in particolare a scuola è facile verificare se si è in una situazione di uniformità linguistica generalizzata o in una situazione di plurilinguismo. Gli insegnanti che operano in classi composite, con allievi di diversa provenienza e estrazione linguistica, culturale, socio-economica, in cui ciascun allievo è portatore in aula di una sua identità linguistico-culturale, con una propria lingua madre, preziosa e insostituibile ai fini del suo sviluppo cognitivo, riconoscono nelle scuole parlate diverse. Convivono varietà di italiano, diversi dialetti d’Italia per quanto trasformati dall’uso, lingue di antico insediamento – quali ad esempio franco-provenzale, tedesco, albanese – le lingue portate dai più recenti flussi migratori, dall’arabo al cinese. Lingue diverse coesistono sul territorio nazionale (multilinguismo) e varietà o idiomi diversi sono entrati nella competenza dei parlanti (plurilinguismo in senso stretto). L’insieme delle identità linguistiche costituisce una ricchezza che bisogna imparare a conoscere e a far fruttare per dare saldezza al consolidarsi della conoscenza della lingua italiana e, al contempo, assegnare valore alle lingue materne.
ll plurilinguismo è, dunque, una realtà viva non solo per la presenza di tanti bambini figli di immigrati di nuova generazione o per i tanti trasmigrati da una regione ad un’altra, ma per la stessa storia linguistica del nostro Paese e per la sua italianizzazione.
- Il plurilinguismo nelle Indicazioni nazionali 2026
La parola plurilinguismo compare solo tre volte nel testo delle Indicazioni Nazionali 2026 (IN 2026), in un contesto in cui si parla di globalizzazione. La parola viene menzionata solo nella sezione “seconda lingua comunitaria – competenze attese al termine della classe terza”, allorché si parla di cultura e interculturalità relativamente alle lingue di studio e plurilinguismo.
La parola plurilinguismo non è mai menzionata in relazione alla lingua italiana e, ad essere precisi, il testo accenna qualcosa riguardo alla complessità della situazione linguistica italiana ma solo di sfuggita senza che l’affermazione trovi riscontro in altri luoghi del testo: solo un cenno obbligato dovuto alla storia linguistica del nostro Paese che non ha conseguenze e non impatta con l’insegnamento e l’apprendimento della lingua italiana e di altre lingue.
Insomma, alcune lingue oltre all’italiano ci sono, ma restano escluse da una visione che le assuma come parte integrante non solo della storia ma della vita linguistica delle persone. Per le IN 2026 il plurilinguismo è qualcosa da prendere in considerazione quando ci si confronta con le lingue comunitarie. Il plurilinguismo sembrerebbe abitare al di fuori dei confini territoriali italiani: c’è sì, ma non ha nulla a che fare con l’insegnamento dell’italiano. Nulla si dice al riguardo quando si parla degli allievi alle prese con la ricchezza dei loro repertori, in cui possono convivere varietà regionali fortemente connotate anche solo foneticamente, idiomi dialettali ben presenti in molte realtà territoriali e adottate nell’uso familiare o amicale, lingue altre stabilmente presenti in comunità o lingue importate con il trasferimento di consistenti nuclei di popolazione straniera. La lingua italiana sembra restare in splendido isolamento e in isolamento restano gli allievi che hanno repertori plurivariati.
- Spazi di movimento
La Caritas Italiana e Fondazione Migrantes sia l’ISTAT consegnano numeri che attestano la presenza in Italia di tante realtà linguistiche diverse e depongono a favore dell’esistenza di una situazione plurilingue sia come compresenza di idiomi diversi sullo stesso territorio sia come capacità d’uso dei parlanti di più idiomi. L’Istat 2024 stima che in Italia il 48% circa dei cittadini usa l’italiano, il 42% usa sia l’italiano sia uno dei diversi dialetti esistenti sul territorio, l’11% preferisce il dialetto almeno in un ambito relazionale, il 10% parla una lingua diversa da quella nazionale. Stando alla sintesi del XXXIII Rapporto Immigrazione 2024 di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes da cui si attinge, la popolazione residente di cittadinanza straniera al 1° gennaio 2024 è di 5 milioni e 308 mila unità (p. 1). Il numero degli alunni con cittadinanza non italiana è di 915 mila, quasi l’11,2% del totale della popolazione scolastica (p. 2).
Non solo gli immigrati sono portatori di lingue e culture diverse. Gli italiani nella loro variegata configurazione regionale e locale sono testimoni della varietà linguistica esistente fino al 2024: italiano, dialetti, altre lingue convivono e coesistono.
Nonostante i numeri attestino una pluralità linguistica vivace, le IN 2026 non prendono in carico il problema del pluralismo linguistico che non può e non deve essere trascurato degli insegnanti.
Quel che si può e deve fare è ritornare a leggere sotto questa ottica le Indicazioni nazionali del 2007 e del 2012, dove si individuano le chiavi per operare nel rispetto delle diversità linguistiche, forti degli ampi di spazi di autonomia che la legge consente (cfr. Loiero).
- Spunti operativi
Numerose ricerche scientifiche sull’apprendimento linguistico hanno sottolineato l’importanza del mantenimento della lingua materna – vicina o distante che sia dalla lingua che l’istituzione è chiamata a insegnare – come risorsa preziosa per l’ampliamento delle capacità linguistiche degli apprendenti. Da qui la necessità di una precoce ricognizione delle lingue effettivamente in uso non solo tra gli allievi ma anche a casa nelle loro famiglie.
Questo passaggio appare ineludibile sia per tracciare l’identikit individuale dello studente sia per avere una esatta configurazione delle varietà presenti in ogni classe. Alcuni strumenti sono antichi e ben noti: questionari per l’accertamento delle storie linguistiche, collocazione geografica delle diverse lingue presenti a scuola, saluti o espressioni di benvenuto in tante lingue diverse nelle diverse aree di una scuola o classe, tabelle di comparazione per l’intercomprensione. Semplici questionari da far compilare riguardanti quale lingua si è appresa per prima, quali sono gli usi linguistici in famiglia e fuori, quali altre lingue oltre la materna sono note in tutto o in parte, possono essere fonti per impostare un lavoro sul plurilinguismo. Gli spazi di movimento ci sono purché si mantengano gli obiettivi di far raggiungere un buon livello di istruzione in lingua italiana per tutte e tutti.
Qui puoi scaricare le slide del contributo, mentre la versione estesa di questo contributo è consultabile qui.
[1] Università della Tuscia di Viterbo.
