Ricerca, scuola, intervento: ricordando Tullio De Mauro
di Francesco Scaglione
Sono ormai passati un po’ di anni da quando Tullio De Mauro ci ha lasciati e in un momento come quello corrente – segnato da grandi cambiamenti che investono la società e, di riflesso, tutte le agenzie culturali ed educative –, la sua voce, le sue indicazioni, il suo sguardo di studioso attento e sensibile al nuovo sarebbero stati strumenti quanto mai utili per fronteggiare uno scenario in continuo divenire e, spesso, poco confortante.
L’eredità lasciataci da De Mauro, come più volte ricordato, è un tesoro fatto di studi, ricerche e riflessioni che riescono sempre a conservare una vivida attualità e una permanente applicazione. Partendo dalla prospettiva di un insegnante, vorrei però soffermarmi su tre aspetti fondamentali che, nella mia esperienza, rendono Tullio De Mauro e la sua produzione scientifica un momento di crescita e di riflessione professionale, un appuntamento irrinunciabile, insomma, per chi lavora nel mondo della scuola.
Il primo aspetto che credo meriti di essere menzionato è la capacità del nostro studioso di aver ricostruito con perizia e precisione quasi fotografica il faticoso cursus honorum che il nostro paese ha percorso verso la “conquista” della lingua nazionale, con una particolare attenzione, tra le altre cose, all’assetto sociolinguistico dell’Italia pre- e post-unitaria, caratterizzato da un dilagante analfabetismo e da un complesso repertorio in evoluzione, costituito da varietà vecchie, emergenti e spesso antagoniste. De Mauro, pertanto, ci consegna la biografia, o meglio, la carta d’identità linguistica del paese, una pietra di paragone fondamentale per gli insegnanti (e non solo) attraverso cui orientarsi e comprendere a pieno il nostro presente, fatto di fenomeni e usi linguistici ormai consolidati e/o in cambiamento.
Il secondo aspetto riguarda, invece, l’attenzione alla scuola. De Mauro, infatti, riesce a far convergere i binari della scuola e dell’università, ponendo così l’educazione linguistica al centro degli interessi del mondo accademico: scuola, quindi, come nuovo campo di ricerca e studio; scuola come luogo di intervento; e scuola, ancora, come spazio dove si diffonde e si consolida la democrazia. L’impegno per il mondo scolastico, inoltre, ha sempre manifestato in De Mauro uno sguardo duplice, rivolto agli attori che agiscono in tale contesto: da una parte, gli studenti, destinatari di un agire didattico che li renda consapevoli e “padroni” della lingua, vista quest’ultima come lasciapassare per un accesso attivo alla società; dall’altra, gli insegnanti quali professionisti che necessitano e meritano un’adeguata formazione e strumenti per rendere la lingua un traguardo raggiungibile a tutti.
L’interesse alla scuola ci traghetta, infine, verso il terzo e forse più importante aspetto che De Mauro ha sostenuto e promosso e che non bisogna mai dimenticare: l’educazione linguistica democratica. Si tratta di un concetto innovativo, riflesso di avvenimenti e di cambiamenti epocali che hanno investito il nostro paese, ma che a distanza di quasi cinquant’anni mantiene ancora un’attualità che forse poco ci conforta sull’odierno stato di salute della scuola. L’educazione linguistica democratica non offre “ricette” e soluzioni definitive, ma problematizza pratiche diffuse e pone al centro aspetti e spunti di riflessione tuttora non scontati che costituiscono un vademecum per gli insegnanti di ieri, di oggi e di domani: la centralità e la complessità del linguaggio verbale, il rispetto delle varietà linguistiche, l’inefficacia della pedagogia linguistica tradizionale fondata su un rigido normativismo, l’opportuna considerazione della realtà linguistica di partenza degli studenti, la necessità di rompere gli steccati tra le discipline in favore di un’educazione linguistica trasversale quale obiettivo comune a tutti gli insegnanti e mai relegata e parcellizzata in specifici momenti dell’attività didattica. Questi sono solo alcuni degli aspetti racchiusi nelle Dieci Tesi, testo miliare e di avanguardia pedagogica che formalizza pienamente i principi dell’educazione linguistica democratica e da cui, in modo più o meno esplicito, emergono due ulteriori fattori a cui De Mauro mostra particolare interesse. Il primo di questi è l’importanza del lessico e di un uso delle parole volto ad arricchire il pensiero e a renderlo esprimibile con precisione e chiarezza massima; il secondo, invece, unisce la lingua al diritto all’uguaglianza e, ancora, la lingua all’esercizio alla vita democratica. In tale prospettiva, De Mauro è tra coloro che ci ricordano che la lingua costituisce uno strumento potentissimo di riscatto e di mobilità sociale, che consente di garantire pari opportunità e di non restare succubi di condizioni di partenza non sempre favorevoli. Da qui, la grande responsabilità e la necessaria presa di coscienza da parte degli insegnanti nel loro delicato compito che va ben oltre nozioni e lezioni “preconfezionate”.
De Mauro con i suoi studi e i suoi interessi ha segnato un prima e un dopo, un punto di svolta verso una strada diversa, forse più faticosa. Il nostro compito da docenti, da ricercatori e da studiosi è e resta quello di percorrere il sentiero indicato e compiere fino in fondo quel “salto di qualità e quantità” necessario a proiettarci verso una dimensione educativa, di studio e di ricerca sempre attenta al cambiamento, mai ricorsiva e ripiegata su modelli stantii e superati, ma che, come ci insegna De Mauro, guarda al nuovo con curiosità e interesse.
Francesco Scaglione
Insegnante di scuola secondaria
Consigliere nazionale del GISCEL e tesoriere del GISCEL Sicilia
