Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell'Educazione Linguistica
(SLI - Società di Linguistica Italiana)

Spazio di movimento tra Indicazioni e autonomia

Spazio di movimento tra Indicazioni e autonomia

Silvana Loiero[1]

 

 

Nuove Indicazioni: che cosa devono fare davvero le scuole?

Le nuove Indicazioni entrano in vigore dall’anno scolastico 2026/2027, ma non subito per tutte le classi. Il decreto (D.M. 9 dicembre 2025, n. 221, art. 1 comma 2) ne prevede infatti l’avvio, a settembre 2026, solo per le classi prime, sia della primaria sia della secondaria di primo grado. Per le altre classi valgono ancora le Indicazioni del 2012.

Il nuovo testo è dunque una realtà. La domanda più utile, a questo punto, non è se ci piaccia, ma che cosa debbano fare davvero i docenti e quale spazio di scelta rimanga loro.

Il punto da cui partire è l’autonomia delle scuole. Il DPR 275 del 1999, Regolamento sull’autonomia, parla di autonomia didattica: l’articolo 8 stabilisce cosa spetta allo Stato definire e cosa spetta alle scuole. In questa cornice le scuole costruiscono il curricolo, per tradurre in percorsi formativi ciò che lo Stato ha stabilito.

Tra Indicazioni e programma la differenza è notevole: un programma elenca i contenuti da svolgere, le Indicazioni fissano invece le mete da raggiungere. Il curricolo è lo strumento con cui le scuole interpretano le Indicazioni e le traducono in scelte per la propria realtà.

Una precisazione utile: a essere prescrittivi sono i traguardi per lo sviluppo delle competenze, fissati alla fine della quinta primaria e della terza secondaria, e che nelle nuove Indicazioni si chiamano competenze attese. Gli obiettivi specifici di apprendimento sono anch’essi definiti prescrittivi, ma sono strumenti per arrivare ai traguardi, non un fine in sé. E quando un obiettivo sembra limitare la libertà di insegnamento, o il testo chiede più di quanto la norma preveda, la bussola resta la Costituzione: gli articoli 3, 33 e 34 non sono stati abrogati, e contano più di qualunque circolare.

Le Indicazioni parlano molto di conoscenze, e qui bisogna stare attenti. Le conoscenze elencate nel testo sono suggerimenti, non prescrizioni. Lo dice la norma: l’articolo 8 del Regolamento sull’autonomia (DPR 275 del 1999) non le mette tra ciò che lo Stato può definire. Lo conferma anche il Consiglio di Stato, quando scrive che l’affermazione delle Indicazioni sul reintegro delle conoscenze è tautologica: dichiara un obiettivo senza mai dire come raggiungerlo.

Il Ministero, con la circolare del 12 marzo 2026 che ha trasmesso le Indicazioni alle scuole, insiste comunque nel reintegrare le conoscenze nel curricolo. Ma non ha questo potere: una circolare ha un rango normativo inferiore, e non può prescrivere ciò che il DPR 275 ha decentrato alle scuole.

Le Indicazioni affermano anche un principio di equilibrio, “non multa sed multum”: poche conoscenze essenziali, non tante superficiali. Il principio, però, viene contraddetto subito e in due modi. Le conoscenze suggerite, disciplina per disciplina, sono già moltissime. E anche l’accumulo degli obiettivi lo contraddice: ogni obiettivo richiede sia saperi sia saper fare, quindi più obiettivi si aggiungono, più cresce anche il carico di conoscenze.

Qual è la soluzione? Le scuole possono trattare questi elenchi di obiettivi come repertori da cui scegliere, non come sequenze da svolgere per intero: è compito dei docenti trasformarli in obiettivi leggibili, separando obiettivi, contenuti suggeriti e commenti pedagogici.

Le scuole, dunque, non sono chiamate a copiare le nuove Indicazioni, ma a leggerle, interpretarle e compiere scelte coerenti con la propria realtà. È questo lo spazio di movimento garantito dall’autonomia.

Possono affrontare il PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) con un aggiornamento mirato, senza riscriverlo da capo: aggiornano il riferimento normativo e il curricolo delle classi prime, e lasciano invariati l’identità della scuola, i percorsi di inclusione, i curricoli verticali già costruiti.

Due cose, infine, da ricordare.

  1. Anche la scelta dei libri di testo rientra tra le decisioni della scuola: il DPR 275 la lega soltanto alla coerenza con il Piano dell’offerta formativa. Il collegio dei docenti, se lo ritiene utile, può quindi orientarsi su materiali diversi da quelli in adozione, usando per acquistarli le stesse risorse già previste per i libri di testo.
  2. Le Indicazioni del 2012 restano un documento culturale valido: le scuole possono continuare ad attingervi liberamente per orientare il proprio lavoro.

 

Una scheda operativa ad uso degli insegnanti è disponibile qui.

La versione estesa di questo contributo è consultabile qui.

 

 

 

[1] GISCEL Emilia Romagna, già dirigente scolastica.

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