Il libro è curato da Silvana Loiero e da Maria Antonietta Marchese

Un libro per tutti

di Valter Deon

È un libro vecchio e nuovo, utile a chi da sempre ha creduto che la lingua non fosse soltanto una cosa da insegnare, ma un potere da animare; importante per chi, entrato nella scuola da poco, abbia voglia di far crescere con la lingua uomini e cittadini di domani.  In altre parole, è un libro che aiuta chi – insegnante in particolare – di sé vuol fare bilanci, e chi si propone di fare scuola con una speranza.

Non servono analisi raffinate: bastano un nome, quello di Tullio De Mauro; un titolo: L’educazione linguistica democratica,che non sollecita ma nomina e descrive; un indice semplice ed essenziale, che fa pensare nella prima parte a Lingua, cultura e democraziae che si mette, nella seconda, Dalla parte degli studenti e dei docenti.

È una raccolta di saggi (che lo stesso De Mauro avrebbe scelto) che seguono un percorso didattico logico e rigoroso. Il libro apre con una intervista all’autore su Passato e futuro dell’educazione linguistica: chi voglia da qualsiasi momento presente guardare indietro o avanti lo può fare, a partire da un parlare familiare e sapiente. Per proseguire, e fermarsi sull’oggi. Ma anche, continuare a leggere per vedersi aperto l’orizzonte delle Dieci Tesi, nel loro nascere e nel loro sviluppo, e ritrovare, a monte di tutto, la lingua, l’anima, la cultura, la civiltà della Costituzione.

Nella prima parte accompagna il lettore lungo l’itinerario di ricerca e di studio di Tullio De Mauro. Che poi è il viaggio – del linguista e del maestro – fatto con la lingua dentro la storia del nostro essere italiani e del nostro essere diventati con fatica italiani della Repubblica. Il libro insegna subito una cosa: che la lingua deve essere pensata solo all’interno di una società viva che cresce e si sviluppa, rimanendo diversa ed esaltando al tempo stesso le diversità. Nei titoli di questa prima parte le parole rimandano continuamente, con forti tratti  comuni, alla dimensione civile del nostro parlare e del nostro insegnare. E richiama soprattutto alla responsabilità personale e collettiva degli usi che facciamo della lingua. La lingua è potere e dovere per chi la possiede di trasmettere tale potere a chi non lo ha. Per questo è in sé democratica, e democratica non può non essere l’educazione che la trasmette. Questo dice il libro ai cittadini e agli insegnanti che hanno creduto e credono che, anche e soprattutto con la lingua, si possa cambiare il mondo. Per tutte queste ragioni è un libro politico se politico, alla fine, è ogni atto che si proponga di guardare oltre rispetto a dove si è.

Nella seconda parte entra nei difficili problemi del capire di ciascuno e del farsi capire da tutti. E lo fa pensando soprattutto alla scuola e agli insegnanti, titolari del dovere di assicurare a ciascuno studente il diritto di comunicare con soddisfazione e successo.  Certo, per parlare e scrivere, per leggere e ascoltare è necessario conoscere le parole, seguirle nel loro apparire e sparire, crescere e trasformarsi, nascere e rinascere, combinarsi e resistere. Sono pagine quelle del V capitolo dedicate al misteri della parola; sono tratte da un libro da leggere sempre: Guida all’uso delle parole, che si direbbe scritto ieri nonostante i suoi quarant’anni. Pagine che, sullo sfondo del linguaggio, parlano della parola che si piega ai bisogni personali e sociali, di ciascuno e di tutti. Pagine che non guardano a false uguaglianze, ma che si occupano con occhi attenti di chi non può o non riesce a stare al passo. Da subito, il libro sembra essere fatto solo per gli insegnanti: colpisce per il fatto che molti dei saggi riportati vengano da diversi quaderni GISCEL pensati e curati dai tanti insegnanti che negli ultimi decenni hanno trovato nelle Dieci Tesi ispirazione e senso al loro operare. È da dire che ogni saggio è la versione scritta con cui Tullio De Mauro ha aperto, con l’entusiasmo e l’affetto che trasmetteva, tanti Convegni GISCEL. Eppure, a guardarlo bene, è un libro che riguarda tutti coloro che hanno a cuore ilfragile strumento delle parole e delle frasi … che hanno permesso a tutti noi divivere e ragionare fatti ed esperienze d’ogni genere. (p.229)

Nel libro ognuno può trovare di tutto: numeri, tabelle, qualche disegno; lingua di colore e registro diversi; saggi brevi o lunghi, scritti con ogni sintassi; temi che toccano da ogni punto di vista il linguaggio, i linguaggi, la lingua; tutto legato in un continuum che, alla fine, è il continuum della vita riconoscibile da tutti. Quel che ancora colpisce è la sua doppia faccia: il libro, da un lato, è un ripasso per chi abbia seguito tutto o in parte il percorso umano e professionale di Tullio De Mauro; dall’altro, è un anticipo per chi voglia affrontare i problemi del pensare, del conoscere, del comunicare con la lingua. Per gli uni e per gli altri apre al nuovo: chi ha letto – ammirato – prende voglia di rileggere; chi non ha ancora approfondito è spinto ad avventurarsi nel mondo del parlare e del ragionare che ha nel tempo affascinato tutti. Non è forse la lingua la ricchezza più nostra e più intima, lo strumento con il quale parliamo con noi stessi e con gli altri, la grammatica con la quale conosciamo il mondo e chi ci sta intorno?  Vale la pena seguire chi con questo libro la lingua ha insegnato a impararla e a insegnarla meglio

 

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