L’ODISSEA (SCOLASTICA) DEL LATINO NELLA SCUOLA MEDIA (?): 1962-2026. BREVE CRONOLOGIA
Valter Deon[1]
Metà degli ’50, primi anni 1960.
Intenso dibattito in Parlamento, nella società civile, nel mondo della cultura: nella futura scuola media per tutti quale posto deve avere il latino? Il latino aveva assunto significati politici di vitale importanza: conoscere e possedere la lingua latina significava in quegli anni avere il passaporto per diventare classe dirigente nella nuova società.
31 dicembre 1962
La Legge 1859 istitutisce la scuola media di tutti e uguale per tutti.
2 settembre 1964
Il Ministro Gui invia ai Provveditori agli studi del tempo un libretto di 16 pagine con alcune indicazioni per invitare gli insegnanti a leggere e a ben gestire Le “elementari conoscenze di latino” nella seconda classe della scuola media come integrazione dell’italiano.
La sostanza. La scelta sofferta fatta dal centro-sinistra del tempo – siamo nel 1962 – prevedeva la obbligatorietà dell’insegnamento del latino dentro l’italiano nella classe seconda (come integrazione dell’italiano) e la opzionalità nella classe terza.
L’orario settimanale delle lezioni prevedeva 9 ore di italiano nella seconda classe, 5 ore di italiano + 4 di latino come insegnamento per chi lo sceglieva nella classe terza.
Nei dieci-quindici anni che seguono all’istituzione della scuola media unica, l’appassionata discussione non si era mai fermata. La Legge 348 del 1977 non era arrivata improvvisa: era arrivata insieme all’altra civilissima Legge 517 sull’inserimento degli studenti meno fortunati nella scuola di tutti. Le due Leggi avevano detto una parola definitiva sulla questione dell’uguaglianza, e sul diritto di ognuno ad avere una scuola che fosse per tutti.
Negli anni che vanno dal 1963 alla fine degli anni ’70 (e anche oltre) l’editoria scolastica si rinnova. La stessa Università si impegna a dare il proprio contributo alla soluzione dei problemi della lingua, della scuola e del rinnovamento degli insegnamenti.
6 febbraio 1979. Nuovi Programmi della scuola media statale.
Eliminata la facoltatività del latino, dentro l’educazione linguistica la scuola cerca lo svolgimento di una linea storica dell’italiano, vista dall’interno della lingua attuale e non come mera vicenda del passato (da: F. Sabatini).
La proposta circa lo studio di elementi di storia della lingua si colloca in un nuovo quadro, quello dell’educazione linguistica.
2000/2001.
Questo impianto viene confermato nel testo, troppo spesso dimenticato, prodotto dalla Commissione di studio per il Programma di riordino dei cicli di istruzione (legge 30 del 10/2/2000) e, in particolare, nella Sintesi dei lavori di gruppo del 7 febbraio 2001. Il testo è noto col nome del suo ispiratore e allora Ministro della PI, Tullio De Mauro.
Questi stessi anni segnano il cruciale passaggio dalla filosofia dei vecchi Programmi alla nuova logica delle Indicazioni Nazionali voluta dalla Legge sulla autonomia scolastica.
2007-2012: le nuove Indicazioni nazionali.
In questi testi l’impianto dei Programmi del ’79 regge; anche se la storia della lingua nei suoi tratti elementari sbiadisce progressivamente nei manuali (e anche nella pratica quotidiana). I cambiamenti sociali, culturali, scolastici, avevano sicuramente contribuito ad attenuare l’interesse per la storia della lingua e per la diacronia. Altre erano diventate le evidenze, altri i bisogni degli studenti.
2025/2026.
Il latino come materia autonoma riappare improvvisamente nei testi delle Indicazioni Nazionali di questi anni.
Il Ministro Valditara cancella quanto nei dibattiti e nelle proposte era stato fin qui scritto nella storia della scuola italiana: la decisione appare come un ardito salto all’indietro di decenni. E inventa una nuova materia: il LEL per, il Latino per l’Educazione Linguistica.
Il progetto conferma la volontà di voltar pagina: opzionalità e curricolarità con spazi di insegnamento ridotti al minimo; gli studenti nei due ultimi anni di frequenza potranno optare e applicarsi alla nuova materia per un’ora settimanale.
Intorno al dibattuto problema della discriminazione, e del valore sociale e della funzione sociale del latino, i testi rimangono muti.
Quanto al posto che la nuova disciplina ha nella scuola secondaria di primo grado il testo prevede
1. il ritorno alla opzionalità negli ultimi due anni e
2. un’ora settimanale dedicata.
3. le conoscenze che devono essere acquisite: le prime due declinazioni latine. Originalità della civiltà latina.
L’auspicio del legislatore è che l’opzione potrà essere spinta da forte motivazione: una volta conosciuta l’importanza e il valore della disciplina, lo studente si sentirà fortemente coinvolto e facilitato nello sforzo. È un vecchio e consumato argomento.
Resta da vedere se il Ministro Valditara all’inizio del secondo anno della nuova scuola scriverà agli insegnanti per dare a tutti meditate indicazioni.
La versione estesa di questo contributo è consultabile qui.
[1] GISCEL Veneto.
